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L’ATTESA

30 Giugno 2007 1 commento


Le lenzuola sapevano di sole
Il tramonto giocava con le ombre nella camera
La seta bianca accarezzava il tuo corpo disteso
La voce roca di Michel Buble sussurrava un vecchio pezzo di Cohen
Attesa finita
Le unghie viola distese a toccare la parete
Il tuo volto affondato tra le mie cosce
La lingua a bere avida la miscellanea di umori?
Non ho contato i giorni
Non ho registrato il susseguirsi lento delle ore
Ho vissuto come in apnea. Sospesa.
Non ho nemmeno cercato le parole per dirlo
Non ce n?era bisogno. Sapevi. Sapevo.
Ora. Il sangue canta nelle vene di entrambi. Di nuovo.
Tempo da vivere. Spazio da degustare.
La notte sorella antica ci attende.
Andiamo.
Prima che ricominci l?attesa!

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VAMPIRI DI EMOZIONI

11 Giugno 2007 1 commento


Emozioni.
Un coagulo vermiglio di intensi frammenti.
La notte. Come la ricordavo. Meglio persino.
Sorella ritrovata.
Profumi e melodie antichi.
Scanditi dalla memoria. Rinnovati dalla voglia.
La musica pulsa tra le mie cosce.
Piccolo pulsante argenteo a guidarne il ritmo.
Graffi sulla pelle.
Aroma di menta.
Sapore di gin.
Corpi avvinghiati nel buio.
La tua lingua pizzica le corde del mio desiderio bagnato
Urla e risate.
L?asfalto scorre. Il tempo vola.
Viali alberati d?antica bellezza offrono ambigue variazioni.
Giochiamo sul filo tagliente delle parole.
Sciolgo ironico distacco nelle spirali di fumo lente.
All?angolo di un naviglio che chiamavo casa.
Sorrido sotto la tesa bianca del cappello.
Un?altra notte proficua, per noi, Vampiri di emozioni!!!

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Il Colore viola

1 Giugno 2007 1 commento


Era viola. Non ciclamino. Ne lilla. Proprio viola. Intenso. Cupo. Come la sua anima. Inciso da minuscoli ricami tono su tono. Lieve come il soffio della pelle in cui era stato tagliato. Si adattava al suo corpo come un guanto. Del resto le era stato cucito addosso. Era la sua secondo pelle. La sua identità nascosta. L?io, vertiginoso e crudele, della lupa che ruggiva nel suo sangue.
Persino il suo sguardo acquistava una luce differente quando lo indossava. Lo aveva sempre saputo. E forse in passato lo aveva anche sperimentato. Ma non così. Non come con quel ragazzo. Indossarlo per lui era un ?altra cosa. Era come spogliarsi di ogni dannato orpello, far cadere ogni più piccolo frammento del muro di cui si circondava di solito. Mostrasi nuda. Totalmente. Liberà di assumere quell?identità cosi autenticamente sua. Libera di prendere. Penetrare. Affondare nella carne morbida, cedevole, offerta sotto di lei. Sicura. Si, anche adesso che era sola. Si sentiva sicura. Femmina fino all?ultima goccia di sangue. Proprio in ragione di quella correzione anatomica. Paradossi dell?anima. Era stato un dono. E l?aveva colta di sorpresa non accadeva quasi mai che Sofia si stupisse. Ma Leo aveva avuto quella straordinaria capacità di coglierla in contropiede da subito. Ne era rimasta affascinata.
Lui leggeva dentro alla sua anima. Nell?abisso oscuro, che vi ribolliva dentro, con sicurezza. Simile a quella con cui lei decifrava lui. Sofia ormai aveva smesso di interrogarsi sulle ragioni di questa comunione istintivamente profonda. Ne godeva. Come era solita fare della vita e delle sue infinite declinazioni casuali.
Ricordava perfettamente la notte in cui Leo le aveva dato il suo regalo. Quello che aveva fatto cucire sulle misure del corpo di lei, perché calzasse perfettamente. Perché indossandolo lei sentisse ciò che sentiva lui. Perché lei prendesse, con la violenza di cui la sapeva capace. La violenza che lui voleva per se. Leo aveva bisogno che Sofia lo scopasse in quel modo. Doveva sentire la sua carne lacerarsi sotto i colpi di lei. Farsi morbida, cedevole, aperta, laddove prima era solo contratta chiusa di muscoli. Voleva darsi a Sofia. Lei aveva fatto crescere quel desiderio di essere oggetto in lui. E ora Leo era pronto a godere di ogni minuto di quell?esperienza. Per questo quella notte non le aveva detto del regalo. Solo, mentre lei era intenta a leccarlo con golosa avidità, lo aveva chiuso sul suo corpo. Quasi senza che lei se ne accorgesse. E dopo si era offerto. Lei non aveva avuto esitazioni. Del resto Leo era sicuro che Sofia non avrebbe esitato. La lingua di lei aveva percorso avida il solco tra le sue natiche. Indugiato sul buco. Le dita curiose e decise erano entrate. Una. Due e poi tre. Il viola sul corpo di lei reso lucido dalla saliva che vi aveva spalmato sopra, si accendeva di mille riflessi alla fiamma delle candele. Lei aveva giocato un po? con la punta, facendola scorrere nel solco. Ma poi la tensione, la voglia che l?attenagliavano da tempo erano diventate incontenibili. Il colpo era stato secco. Impietoso. Leo aveva dovuto ricorrere a tutta la sua forza per non allontanare Sofia. Ma c?era riuscito. Lei aveva iniziato a muoversi. Il respiro rotto. Leo si era sentito capace di sopportare qualsiasi cosa pur di continuare a sentire la voce di Sofia arrochita in quel modo dalla voglia di prenderlo. Il peso del corpo di lei sul suo lo mandava in estasi. Lei si muoveva. Spingeva ritmica. In crescendo. Il respiro sempre più affannoso. La voce con cui lo chiamava. Lo esortava. Sempre più faticosamente le usciva dalle labbra.
Finchè era esplosa. Crollando esausta sul corpo di lui. Le unghie affondate nelle sue spalle. I denti nel collo. Leo aveva pensato che non avrebbe mai potuto amarla più che in quel momento. Si era sentito suo. Totalmente. E l?aveva sentita sua. Persino più di quando era lui a prenderla in quel modo.
Sofia aveva tremato dopo. Leo l?aveva portata a perdere il controllo. Era andata oltre se stessa. Oltre lui. E ora quell?identità viola rispecchiava la sua anima come mai niente prima. Non sarebbe più riuscita a farne a meno. E non ne aveva avuto bisogno. Sofia si scosse allontanando con un sorriso da se quei ricordi così intensi. Ora era pronta per un altro capitolo. Si guardò soddisfatta allo specchio. Il nodo della cravatta, i polsini della camicia, la pelle lucida delle scarpe, il filo dei pantaloni perfetto. E quel rigonfiamento caldo sotto la patta. Si era pronta. Mise gli occhialetti cerchiati di oro brunito e calzò il borsalino che aveva ereditato dal nonno.
Avrebbe messo alla prova Leo. Voleva prenderlo. Le fremevano le dita e persino la pelle viola sotto i pantaloni, anche se sapeva benissimo che non era possibile. Ma voleva farlo in pubblico. Sarebbero andati in quel locale gay. Una discoteca nota in città e lei lo avrebbe sbattuto contro un muro della toilette e sarebbe affondata nel suo culo. Così. I pantaloni dei Leo calati il minimo sufficiente. Quelli di lei appena aperti. Lui si sarebbe aggrappato al muro con le unghie. Lei avrebbe coperto il suo corpo montandolo. Come due animali in calore. Due uomini in preda alla voglia. Solo quella. Pura. Bestiale. Contro un muro. In una notte qualunque. In quella città, che non ammetteva requie.
Dopo si sarebbero presi per mano e sarebbero tornati alle loro case. Leo con il culo dolorante e Sofia con il sapore di lui in bocca. Uniti da un amore cupo e appassionato. Di colore viola.

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SENZA REQUIE

21 Maggio 2007 Commenti chiusi


Non mi accontento. E non ho una coscienza. Due cose che sai benissimo. Le conosci perfettamente. Non ho una coscienza ma non mento. Mai. Sono trasparente come un laghetto di alta montagna. E posso essere altrettanto gelida. Se mi va. Per capriccio o reazione. A volte per strategia. Non mi accontento. Già. Mai. Meno del tutto è nulla per me. E anche questo ti è stato chiaro sin dall?inizio. Non è giusto. Ne sono perfettamente consapevole. Mai sostenuto di essere giusta. Sono scorretta, eccessiva, crudele e egoista. Ma sono vera. E ti voglio. Tutto. Ogni singolo frammento di te deve appartenermi. Voglio corpo, anima, testa e cuore. Li farò a pezzi. Li calpesterò e dopo banchetterò coi resti. Ma se non fossi attratto dalla follia neanche ti saresti avvicinato a me. E invece sei qui. Ancora. E non da un giorno. Nemmeno da due. Da mesi. Ovviamente, cerchi più o meno consciamente di difenderti.
Costruisci barriere, usi persone, cose, situazioni. Neghi parole e tempo. Ma rimani. E mi cerchi. Solo che non basta. Non è sufficiente. Certo sono anche ragionevolmente certa che alimenti la mia rabbia per ottenere una sessione più dura. Quando la rabbia cresce in me ritorno alla condizione animale. Lascio che l?istinto da predatore cancelli ogni altra cosa. Ti cerco per farti male. Voglio sentire il tuo dolore. Nutrirmene. Allora la cera cola. La frusta colpisce ripetutamente. Il tuo corpo si contrae sotto i miei colpi. E io respiro. Finalmente. E anche tu. Nel dolore respiriamo. Liberi. Ma anche così non basta. In nessuna misura è sufficiente. Farti male mi fa stare bene. Ma è un fatto fisico. Anche, quando supero i confini. Il pentimento mi esce poco convinto. No. Ho bisogno di invadere la tua mente. Passeggiare nella tua anima. E sono certa tu lo sappia benissimo questo. Hai insistito per avere un?occasione con me. Non avevo alcuna intenzione di dartela. Sono stata lapalissiana. E tu hai creduto che sarebbe stato solo un gioco. Comprensibile. Per un breve periodo di tempo l?ho pensato persino io. Forse cercavo di convincere me stessa. In ogni caso quel tempo è passato. Oggi lo scenario è differente. E in quello scenario differente io non intendo avere pietà. Ne comprensione. Voglio la tua resa. Totale. Incondizionata. Mi rendo perfettamente conto che resisterai finchè ti sarà possibile. Sono consapevole che prima di cedere mi colpirai in tutti modi possibili. Non mi aspetto nulla di meno. Ci faremo male. Molto. E reciprocamente.
Sono una troia. E? già tanto che ti abbia avvisato. Non lo faccio mai. Al di là delle evidenze. Ma con te l?ho fatto. Chissà da qualche parte nelle mie viscere deve annidarsi ancora un barlume di morale comune. Voglio quelle dannate chiavi. Sia chiaro non è un voglio desiderativo. Non ci sono in campo se. Al limite ci si può interrogare sul quando. Ma le avrò. Sorridi, immagino adesso. Stai pensando che mi costeranno care. Mai creduto, che il prezzo non sarebbe stato salatissimo. Il punto è che me ne frego. Non ha rilevanza quanto mi costeranno. Le avrò. Aprirò i fottuti cancelli della tua anima. Penetrerò nella dannata oscurità del tuo cuore. E farò tabula rasa. Non resterà altro che il lacerante pensiero di me. La voglia di avermi. Il desiderio di piegarmi. E di penetrare nella mia anima come io sono entrata nella tua.
Non resteranno che le chiavi. Sul tavolo. Chissà perché mi piace immaginarlo ricoperto di panno verde?Rien ne va plus!!!!!

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DIFENDERSI…

13 Maggio 2007 1 commento


Lo capisco. Meglio lo comprendo. Ma questo non cambia affatto el cose. Difendersi è un istinto. Primario. Animale. Da belva braccata che fiutato il pericolo… attacca. Altrimenti verrà attaccata.

Solo che il pericolo che fiuti è da sempre lì. Dall’inizio. E’ sempre stato evidente. Rivelato. Chiaro. E’ più un confine. Un recinto. Un limite si . Anche se io stessa detesto questa parola. Ma è inutile nascondersi lo è. Quello che forse non ti è chiaro è che la natura di quel limite è innocente. E’ un limite bambino e non adulto.

Detto questo non sarà mettendo sempre in piedi lo stesso meccanismo che eviterai di bruciarti. Il silenzio dopo la perfezione…non risolve. Non ti mette in salvo. Non ti da tregua. Semplicemente inquina. Rende torbido ciò che è limpido. Alimenta l’equivoco. Sporca.

Sono arrabbiata è chiaro. E’ uan rabbia fredda. Mitigata dalla comprensione. Ironica e autoironica. Ma c’è. E non passerà tra le lenzuola stavolta. Perchè devi decidere. Ti farò male. E ne farò a me stessa. Lo sto già facendo. Ma devi decidere…

Se vuoi venire a vedere le mie carte il prezzo sarà altissimo… come l’estasi…

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La Macellaia

5 Maggio 2007 4 commenti


Angela era una donna forte. Del resto la forza era necessaria nel suo mestiere. Una forza ben calibrata. Quasi dolce nel suo esplicarsi. Forse per questo motivo la sua bottega era sempre piena. Per quello e per il sorriso. Obliquo. Malizioso. Lampeggiante improvvisamente ad illuminare bottega e clienti in un unico abbraccio pieno di calore. Angela sapeva fare bene il suo mestiere. Era precisa. La mannaia calava senza esitazioni nella carne tenera sul bancone di marmo. Non usava macchine. Le detestava. Tagliava con accurata precisione la carne con affilatissimi coltelli che aveva comprato durante un suo lungo viaggio alla scoperta dell?impero del Sol Levante. Coltelli da sushi. Ma perfetti anche per la carne tenerissima che faceva bella mostra di se nelle lucide vetrine della bottega.
La carne non aveva segreti per Angela. Era una passione per lei. Sin da bambina. Quando da dietro le ginocchia di suo padre sbirciava quelle mani che, la sera, l?accarezzavano in modo così amorevole, afferrare con forza un taglio di controfiletto di vitello per scalopparlo con precisione e perizia. Crescendo Angela aveva coltivato questa sua passione. Divenuta donna, aveva scoperto nuove affascinanti declinazioni e applicazioni. La carne aveva esercitato il suo fascino ambiguo e un po? perverso su di lei. Per questo all?inizio era rimasta perplessa. Quel giovanotto magro. Elegante. Con l?aria di quello che vorrebbe tanto essere vegetariano ma proprio alla cotoletta non riesco a rinunciare. Tutta colpa della mamma!!! Non era il suo tipo. Begli occhi certo. E un sorriso da mascalzone impunito. Ma niente carne. Non c?era polpa in quel corpo. Ossa minute. Pettorali perfettamente delineati ma sottili. Più che un giovane vitello sembrava un agnellino da latte. Non era cosa. Lei era per gli omaccioni sanguini. Quelli che solo a guardarli ti si rimescola al sangue. Quelli che già li vedi mentre ricami la loro pelle abbronzata di morsi violacei e graffi rosseggianti. Quelli che torreggiano su di te ma appena sentono al carezza ruvida del tuo cane diventano teneri come il miglior taglio di filetto di chianina. Quel ragazzo aveva qualcosa però. Le faceva venire voglia di preparargli un pasto pantagruelico. Diffidava da sempre infatti di chi non apprezza il cibo. Non avrebbe mai apprezzato il suo modo di scopare. Lei cercava il gusto della carne. Ne aveva il culto. La carne amorevolmente tagliata e servita con il migliore dei suoi sorrisi ai clienti. La carne perfettamente cucinata e servita agli amici che sempre riempivano la sua bella casa in collina. E la carne distesa, languidamente tormentata, offerta e violentemente presa dei suoi uomini e delle sue donne.
Il ragazzo era una sfida. Un enigma affascinate di fatto. E ormai aveva deciso. Non era solita frenare i suoi istinti. Lo avrebbe decifrato quell?enigma. Del resto era sicura che il ragazzo non tornasse per l?esangue bistecca di tacchino, che ogni volta le chiedeva di tagliare sottile. Ma per il generoso spettacolo del suo corpo che sembrava voler esplodere nel succinto camice bianco che indossava? E poi lo aveva colto più di una volta a fissare i movimenti delle sue mani sui coltelli. Un fremito le aveva attraversato il corpo sciogliendosi in liquido desiderio tra le cosce. Doveva mettere le mani sulla polpa tenera tra le gambe di quel timido agnellino. E doveva farlo presto.
Un istinto atavico, vecchio di qualche secolo le urlava nel sangue. Non avrebbe potuto ignorarlo ancora per molto. Il richiamo della carne. La voce del sangue. Doveva nutrirsi. Mentre assorta in questi pensieri tagliava con precisione assoluta le costate di manzo che uno dei suoi clienti migliori le ordinava ogni mercoledì, Angela, non si accorse del campanello del negozio che avvisava che era arrivato un nuovo cliente. Ma una breve occhiata all?orologio le fece immediatamente comparire sul volto un sorriso obliquo carico di maliziosa anticipazione. Le 18. Non poteva che essere lui. Tutti i mercoledì alle 18. Era un tipo metodico il ragazzo. Si slacciò un altro bottone del camice in modo che i suoi seni trovassero il giusto respiro davanti agli occhi del giovane e si avviò dietro il bancone.
Mentre si chinava per asciugarsi le mani sporche di sangue con un canovaccio che aveva buttato sul piano di marmo vicino ai coltelli Angela sentiva gli occhi del ragazzo incollati alla rotonda opulenza del suo culo. E sorrideva tra se pensando che ci avrebbe pensato lei a fargli venire fame. Molta fame. Ogni genere di fame.
?Cazzo, Cazzo, Cazzo quella donna lo stava facendo impazzire ? Roberto ancora non capiva perché non riuscisse a stare lontano da quella dannata bottega dell?orrore. Lui era un?artista. Creava icone. Nutriva lo spirito. Elevava la mente. Praticava yoga e meditazione. E se proprio voleva dirsela tutta era da tempo che aveva dimenticato cosa fosse il piacere. Sepolto dai doveri che si era autoassegnato. Per giunta lui era quasi del tutto vegetariano. Solo che una volta alla settimana veniva a trovarlo suo padre. E guai a fargli mancare la carne in tavola. E così eccolo qui. In quella bottega dove c?era lei. L?incarnazione di tutte le tentazioni. Il ritratto dell?abbondanza. Profumava di vita quella donna. La vita che lui si era scordato di vivere preso come era dal tentativo di sopravvivere a se stesso. Anche adesso lo stava mandando in confusione. Non sapeva più chi era. Dentro di lui lentamente, settimana dopo settimana, era cresciuto o era tornato a vivere un altro Roberto. E l?altro voleva solo saltare al di là del bancone di marmo, strappare quel ridicolo camice dal corpo di Angela e sentirla urlare mentre affondava rapace nel calore rovente delle sue cosce. Ma non era tutto li. Quello Roberto, il Roberto puro e casto, lo avrebbe ancora potuto accettare. Era il resto. I pensieri. Le fantasie, che lo venivano a trovare nel dormiveglia, mentre si rigirava nello stretto letto di ferro battuto della sua spoglia stanza, così simile ad una cella di un convento, erano quelle che non riusciva a sopportare. La vedeva. Un trionfo di curve dorate, vestita solo di un bustino di seta bianca e di un paio di tacchi a spillo. In mano uno dei suoi inseparabili coltelli. Piccolo. Affilato. La lama leggermente ricurva. E si vedeva legato alla testata del suo letto. Pronto al sacrificio. Quasi in croce. Le braccia larghe fissate per i polsi con fasce di cuoio nero ai lati della testata. Le gambe bloccate con delle corde ai piedi del letto. Nudo. Pallido. Un bavaglio di seta a chiudergli la bocca. La freddezza di lei. Lo colpiva fino a farlo stare male. Lo eccitava. Suo malgrado. Sorrideva mentre passava di piatto la fredda lama del coltello sulla sua carne tremante. Si metteva a cavalcioni su di lui. La sua fica calda e mandida di umori a schiacciargli l?erezione. Con forza. E intanto ricamava con la punta del coltello. Ghirigori rossastri ricoprivano il suo petto.. Decoravano le braccia e le spalle. E ad ogni ghirigoro lei accoglieva un altro cm del suo cazzo nell?infernale calore tra le sue cosce e si chinava a leccare il sangue. Sorrideva. E lui si sentiva morire. Diviso tra il bruciante dolore delle ferite e il divino piacere di quella fica che lo divorava inesorabile. Si svegliava sempre sudato, tremante con una dolorosissima erezione che non scemava che dopo ore di meditazione silenziosa. E dunque eccolo lì. Ormai aveva deciso. Stavolta avrebbe cercato di capire se Angela era solo lontanamente simile alla donna che lo tormentava ogni notte. Eccola si era girata proprio in quel momento il coltello in mano?
?Ciao Roberto il solito?? – Gli aveva chiesto con quel maledetto sorriso che sembrava sempre alludere ad altro, invitarlo all?inferno. Non sapeva nemmeno lui come aveva fatto a rispondere con tono altrettanto allusivo:?Cosa altro mi consiglieresti?Sai ho voglia di cambiare??
Ecco ora che era disteso sul letto di lei. Esattamente come aveva immaginato. Nudo. Legato. Tremante e eccitato. Adesso poteva congratularsi con se stesso. Quella donna era senz?altro la più bella incarnazione del demonio che gli sarebbe mai capitato di incontrare. E fanculo il resto.
Però infondo il ragazzo aveva più fegato del previsto. Certo questo non le avrebbe impedito di massacrarlo comunque. Ma provava una punta di riluttante e stupita ammirazione per il giovane. Anche legato al suo letto. Offerto alle sue voglie. Tremava ma di eccitazione, non certo di paura. Il suo cazzo svettava duro. Impavido.
Bene aveva fame. E sete. Molta sete. Voleva carne e sangue. Se la sarebbe presa. Se fosse sopravvissuto chissà forse avrebbe potuto dargli una chance vera.
Si calò lenta sulla sua erezione. Lo accolse bruciandolo nel colore umido della sua fica. E iniziò ad incidere. Lieve. Sembrava scrivesse. Ma ogni lettera era più dolorosa. E il sangue non faceva in tempo a colare che lei lo aveva già leccato via. Beveva avida. Le labbra rosse. Mentre il ritmo ipnotico con cui lo cavalcava continuava inarrestabile. Sorrideva. Però il ragazzo era resistente davvero. Sembrava un fuscello ma era tutto nervi e muscoli. Bene preferiva la carne soda a quella tenera. La carne di agnello era scipita in genere. Priva di sapore al di là della tenerezza. Na. Il sangue del ragazzo sapeva di selvatico. Come un giovane capretto. Aveva scritto i suoi versi vermigli sul petto e sulle spalle del giovane. Quindi gli aveva strappato il bavaglio e offerto la lama sporca di sangue di piatto. Si era limitata guardarlo. Bruciandolo con lo sguardo. Il ragazzo aveva leccato. Assaporando il suo sangue. Quello che le aveva offerto in dono perché placasse la sua sete. E aveva sorriso. Mentre leccava il suo sangue dal coltello l?aveva guardata si era inarcato dentro di lei, facendola sussultare e aveva sorriso. Il bastardo nascondeva vertigini insperate dietro quell?apparenza da asceta. Angela aveva affondato le unghie di una mano nelle palle di lui mentre con l?altra si portava il coltello macchiato di sangue e saliva alla bocca. Aveva guardato Roberto in quel momento. Era stata una frazione di secondo infinitesimale. Un attimo. Ma si erano riconosciuti. Lo aveva slegato.
Era al limite della resistenza. Il dolore determinato dai tagli lo tormentava ma non quanto il bisogno di fottere quella strega meravigliosa e crudele che lo aveva liberato da se stesso. Dal finto se stesso. L?aveva presa, rivoltata finchè non l?aveva avuta sotto. L?aveva montata come si fa con le cavalle. Coprendola con il suo corpo. Affondando in lei sempre di più. Martellandole il ventre. Artigliandole i fianchi e tirandola per il bavaglio che le aveva messo intorno al collo. E lei aveva goduto. Lo aveva incitato. Insultato. Finchè non erano esplosi entrambi. L?orgasmo si era mescolato al dolore delle ferite e al sapore del sangue di lei che usciva dal labbro tumefatto dai sui morsi. Prima di addormentarsi in un groviglio di lenzuola sporche e carne tumefatta si erano guardati? e una parola era uscita dalla bocca di entrambi, contemporaneamente, differente solo nella vocale finale: Mio! Mia! Dopo era stato solo buio e oblio.

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I BUCHI E LE BOLLE

26 Aprile 2007 Commenti chiusi


I BUCHI

Fori
Interruzioni
Strappi
Slabbrature
Smagliature
Distanze silenti

LE BOLLE

Finestre
Incontri
Dimensioni
Donazioni
Deviazioni
Sorprendenti vicinanze

Una bolla nel buco o un buco nella bolla?????

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21 Aprile 2007 1 commento


Etimologicamente FAR PARTE DI?.

Fioriture
Articolate
Intensamente

Penetranti
Ardori
Rivelano
Tenebrose
Emozioni

Dopo
Intimamente

Mescoliamo
Estasi

INTERNO NOTTE

Le scale. Il letto rotondo. Gli specchi. Il cuoio nero sparso per la stanza. Il corsetto bianco a fare capolino dalla valigia aperta? il rosso raso dei miei tacchi a spillo accesso dai riflessi morbidi della lampada d?angolo. La mia mano che serra il tuo cazzo. Unghie che affondano nella pelle più tenera. Labbra che cercano il sangue ?

AZIONE RIFLESSA

Come in una bolla.
Reale. Elastica. Trasparente.
Posta a separare ma permeabile.
Barriera onirica
Dimensione della differenza
Ne trucco. Ne inganno.
Rapace verità.
Emozione esibita.
Corpo nudo.
Violato pudore.
Dolorante estasi

POI?.

Un ponte lampeggiante di parole: ? ?ll Sublime trascina, non alla persuasione, ma all?estasi!?

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UNA PASSEGGIATA!!!!!

7 Aprile 2007 Commenti chiusi


TU

Ci hai provato in tutti modi.
Volevi che arrivassi incazzata.
Hai usato le parole come bisturi.
Incidendo a fondo i nervi scoperti dall?assenza.
Cercavi la reazione estrema.
Il punto di non ritorno.
L?oblio.

IO

Io mi sono fermata. Ad ascoltarmi.
Corpo, cuore e anima protesi verso di te.
Messa a fuoco necessaria.
Il controllo.
Abolirlo senza perderlo.
Variazione cruciale.
La nemesi .

E POI?

Ho passato la notte a pianificarlo. A progettare ogni ricamo violaceo. Ogni traccia rosseggiante di sangue sulla tua pelle.
La mattina ho frugato nell?armadio alla ricerca di quella striscia di raso color crema. Perfetta sul tuo volto. A coprirti gli occhi. Per lasciarti in balia dei sensi. I tuoi. E delle voglie. Le mie. Ti ho bloccato al letto. Il cuoio nero spiccava sulla tua pelle bianca in perfetta armonia con le corde. Ho stretto i nodi. Ma non troppo. Volevo potessi liberarti. Volevo lottassi. Non mi hai deluso. Come sempre.
Ho contato 30 colpi. Le tracce del cane spiccavano vermiglie?sul tuo culo.

Fino adesso è stata una passeggiata?.

Giovane bastardo arrogante – ho pensato per una frazione di secondo – te la do io la passeggiata. Ti ho violato. Sono entrata in te senza riguardo. Cercavo solo le tue urla. Cedere. Dovevi cedere. Scioglierti nel mio prenderti. Accogliermi. Così è stato. Fusione di anime in armi. Resa senza vincenti. Dopo. La tua mano che affonda tra le mie cosce. Pretendendo. Rabbiosa e violenta. Il mio corpo che si apre. Totalmente. La tua bocca che divora labbra e beve il sangue dell?anima. Senza limiti?Senza fiato!

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SAD

2 Aprile 2007 Commenti chiusi


Silenzi.
Assenze.
Distanze.

Mentre tutto scorre. Ancora una volta. Intorno a me.
Fluisce. Rapido. Nel susseguirsi di ore piene.
Pulsare di pensieri. Mescolarsi di ricordi.

Siamo
Ancora
Due

Mentre tutto scorre. Ancora una volta. Intorno a te.
Accavallarsi perpetuo di lanci e sorrisi. Ancora.
Meteorologia incerta di umori bizzarri. Dolorante memento.

Sadico
Accogliersi
Desiderando

Rapido evolversi di bizzarre fantasie.
Deciso articolarsi di lucide scelte appassionate
Abbandono infine. Abbandono al lento fluire di eros.

Sarà
Aderente
Delizia

Incontro di corpi. Calda osmosi. Sciogliersi viscerale.
Dilatarsi bruciante di tempi estatici. Sferzante dolcezza.
Lotta di belve affamate. Nuda essenza. La carne. L?anima.

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