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Archivio Dicembre 2006

Natale in Libreria

27 Dicembre 2006 1 commento


Nevicava?ed era in ritardo ovviamente. Non era da lei. Detestava esserlo. La Vigilia di Natale, poi. Inammissibile. Ma la neve l?aveva colta impreparata. Nel suo bel vestito di satin rosso. E nei suoi tacchi a spillo poco adatti al dannato fondo scivoloso del vicolo di brera infondo al quale si annidava lei?la libreria. Non capiva perché si ostinasse ancora a darle retta. Tra tutte le sue amiche. Strano termine, in ogni caso, amica da applicare a lei. Ma, insomma di tutte le sue ?amiche? era la più stravagante. Ma forse era lo spirito ribelle che covava sotto la cenere da signora borghese che ormai da anni la ricopriva tutta, che gliela rendeva così cara. In buona sostanza non era capace di dirle di no. Ecco spiegato perché alle 18 del pomeriggio della Vigilia di Natale, in piena bufera di neve arrancasse sull?acciottolato di brera per raggiungerla. Quella donna era una strega. I suoi desideri automaticamente diventavano ordini per lei. Ancora non capiva, come diavolo potesse accadere. Ma accadeva. Era curiosa certo. Del luogo e di lui. Il libraio. Lei le aveva parlato dell?uomo come di un personaggio speciale. A lei estremamente caro. Strano. Che fosse in grado di ricordarsi, non l?aveva mai vista deporre per più di un secondo la corazza di ironico cinismo che la circondava. Ma parlando del libraio c?era.. tenerezza si. Tenerezza nella voce di lei. Eccola finalmente. La libreria. E ora l?avrebbe visto. Non fece in tempo a salire i pochi gradini che la porta si aprì e un distinto signore l?invitò galantemente ad entrare. I suoi occhi. Fuoco ghiacciato. Due lastre di cobalto ardenti. Iniziava a capirla. ?Buonasera. La Signora non è ancora arrivata ma mi ha ordinato – disse proprio così – ordinato di metterla a suo agio. Di occuparmi di lei?. Venne sospinta verso un camino enorme che occupava quasi l?intera parete della stanza e fatta sedere su una comoda e vecchia poltrona di cuoio nero. Il satin rosso del suo vestito riluceva al calore delle fiamme. Il libraio sorrideva guardando quella donna la cui massa di capelli rossi. Un rosso naturale. L?aveva immediatamente colpito. Il buongusto della Signora era innegabile. Quella donna vibrava di una luce appassionata, che aspettava solo di essere liberata. E lui aveva il privilegio di poter assistere a quella liberazione. La Signora era molto generosa con uno schiavo come lui. Che non poteva più servire. Se non minimamente. Come avrebbe voluto poter essere ancora un giovane lupo. Per accudirla, servirla, compiacerla e provocarla. Ma non era più tempo nemmeno di essere un saggio purosangue per lui. Non poteva nemmeno più anticipare i suoi capricci e adorare i suoi piedi. Poteva solo ammirarla. E avvolgerla nella sua ammirazione, come in una soffice coperta del più prezioso cachemire. Caldo ma leggero, quasi inavvertibile nella sua consistenza.
Ora il suo compito era preparare la giovane donna che gli stava davanti. Farla rilassare prima di condurla nella stanza verde. Lo smeraldo degli occhi di lei avrebbe riflesso perfettamente i toni della stanza. Tutt?altra faccenda era il suo animo. Ma il libraio aveva fiducia. La Signora non sbagliava. E se aveva visto passione e attitudine al servire in quella donna. Lui le credeva. Del resto che la giovane fosse legata alla Signora era evidente agli occhi allenati del libraio. Le sfumature dell?animo di lei erano meno facili da decifrare per lui di quelle maschili. Ma avvertiva la sua tensione verso al Signora. Come palpabile.
Le porse in silenzio il molato bicchiere di cristallo baccarat in cui il rubino prezioso del vino riluceva misterioso. La donna sorrise all?affascinate librario e sorseggiò il vino lentamente. Interrogandosi sulle intenzioni di lei. La sua amica. A volte si era sorpresa a pensare a lei, quando le difese che applicava a se stessa, persino quando era sola, le concedevano un attimo di tregua. Come alla sua padrona. Pensiero vertiginoso. Inquietante. Ma, che le aveva fatto nascere un sorriso spontaneo sulle labbra. Non ricordava quando era stata l?ultima volta che aveva sorriso non per ruolo o convenienza. Lei la faceva sorridere. Persino quando la schiacciava violenta contro il muro della toilette del Four Season e, le frugava le cosce, graffiandole la pelle delicata con le sue unghie scarlatte. Mentre suo marito attendeva fuori. Dimenticato.
Dopo si era chiesta cos?era. O meglio cosa fosse diventata. E l?unica risposta che era riuscita a darsi. L?aveva terrorizzata. Era una schiva. Schiava di lei.
E, infatti, eccola qui. In attesa. La mente sgombra. Il corpo vigile. Pronta. Senza domande. Senza volontà.
Il trillo argentino del campanello della porta la riscosse dai suoi pensieri. Eccola.
Lo spazio della libreria sembra animarsi mentre a falcate decise si avvicinava al punto dove lei era seduta. Solo lei poteva vestirsi di bianco e apparire luciferina. In tutto quel candore. Il vestito di seta avvolgeva carezzevole le sue curve. Sarebbe voluta esserci lei al posto della seta. Avvolgerla per sentirla sua. Almeno un secondo. Non sarebbe accaduto. In un lampo colse lo sguardo del libraio su di lei. Annuiva compiaciuto. L?aveva capita. Non sapeva come. Ma era certa che lui avesse letto la schiava che era in lei. E approvasse. In quell?istante decise. Irrevocabilmente. Si sarebbe regalata quelle ore. Avrebbe lasciato che facesse di lei quello che voleva. Si sarebbe concessa di rispondere al suo io più vero. Sarebbe stata schiava. E poi avrebbe vissuto di ricordi e sarebbe tornata alla sua facciata di perfetta signora borghese.
Bella era bella come la ricordava. Quella cascata di riccioli rossi che, nonostante le ore pazientemente trascorse dal parrucchiere di grido, non ne volevano sapere di essere domati. E quegli occhi trasparenti. Di un verde purissimo. Questa volta l?avrebbe piegata. Restituita a se stessa. Questa volta avrebbe scatenato il suo istinto e l?avrebbe ridotta alle lacrime. Già ne sentiva il sapore. Come le avrebbe bevute di gusto. Sorrise al libraio. Era prezioso quell?uomo. Davvero prezioso. Afferrò il polso della giovane con forza. Senza nessuna gentilezza e la sospinse verso le scale che salivano in mansarda. Mentre salivano gustò l?oscillare armonico del culo di lei. Rotondo. Perfetto per le frappe corte del suo gatto. I decori dolorosi avrebbero accesso di riflessi carmino la pelle eburnea di quelle rotonde superfici. Perfetta. Sarebbe stata perfetta. Distesa tra le lenzuola color smeraldo?.
Si godette il timore avido negli occhi di lei, quando scorse le corde di seta fissate alla testa di elaborato ferro battuto del letto. Le sorrise. Ironica e con un fluido movimento le abbasso la zip del vestito, che cadde dimenticato ai piedi di lei. Era nuda sotto. La signora borghese. Nonostante tutto. Nell?animo era la troia che aveva sempre saputo sarebbe stata. Le sfiorò un capezzolo con un?unghia laccata di nero. Rabbrividì deliziosamente. L?afferrò per i capelli e le affondò le unghie nel culo incollandosela addosso. Aveva il sapore dolce e un filo selvaggio ricordava. Mugolava sotto i colpi implacabili della sua lingua. Stordita. Forse ancora un po? reticente. Un barlume di pudore borghese sopravvissuto. Ma presto sarebbe svanito anche quello. Ci avrebbe pensato lei. Si liberò con una mano del vestito di seta e rimase con indosso solo il corsetto di cuoio e il piccolo perizoma. Neri. Come gli stivali dai tacchi a spillo che le avvolgevano le cosce. Il libraio nascosto nell?ombra in cima alla scale trattene il fiato. Dio. Non avrebbe saputo dire quale fosse la bellezza più perfetta in quella scena. Forse era impossibile dirlo. Si poteva solo tacere. E ammirare.
La signora mise un alto collare di cuoio tempestato di smeraldi al collo della giovane. Un anello di platino spiccava al centro. Fasce simili ben presto ornarono anche i polsi della giovane donna dai capelli rossi, che venne spinta supina sul letto. La pelle candida a spiccare contro il verde delle lenzuola di seta. I suoi polsi vennero bloccati con le corde alla testiera del letto. Lo stesso venne con rapida efficienza fatto per le caviglie. Un guinzaglio lungo un paio di metri venne agganciato al prezioso collare. E le note della cavalcata delle valchirie riempirono la stanza, illuminata solo dalle torce fissate negli anelli di bronzo alle pareti. Un cuscino di broccato nero venne collocato sotto la pancia della giovane, in modo che il culo spiccasse alto, pronto all?offerta.
Il primo colpo fece sussultare il libraio. La nostalgia lo avvolse a tradimento. L?odore del cuoio. I gemiti. Il vibrare delle frappe nell?aria. Il dolore lo travolse. Come allora. Come se fosse ancora con lei. La sua Signora. Offerto. Ai suoi colpi. Godendo della violenza di lei. Come quella giovane donna. Adesso. Si mordeva le labbra per non urlare. E ad ogni colpo. Sporgeva di più il culo. Si offriva. Ancora e ancora. Sorrideva la signora guardando le righe rossastre moltiplicarsi su quella pelle bianca. E colpiva implacabile. Il libraio contò 20 colpi prima che la signora lasciasse cadere il gatto e allargasse le cosce della giovane. Era un lago. Il dolore si era sciolto in piacere sempre più intenso tra le sue cosce. La Signora vi affondò il volto. Bevve quel piacere. Come si era nutrita del dolore di lei. Prima. Leccò avida ogni stilla di piacere. Frugò all?interno di quel nucleo rovente, mentre le dita affondavano ritmiche nella morbidezza del culo. Gemeva senza ritegno ora la giovane. Abbandonata al piacere. Un ultimo colpo di lingua. E la signora bevve l?orgasmo violento di lei. Poi la slegò. E tirandola per guinzaglio le fece affondare il volto tra le sue cosce.
?Ora lecca troietta e cerca di fare un lavoro accurato?. L?ordine arrivò secco. La giovane scattò come colpita ancora dalla frusta e prese a leccare, succhiare, accarezzare languidamente quella fica che aveva solo sognato prima. La signora si abbandonò al piacere. Il corpo rilassato. Lo sguardo offuscato. Il guinzaglio avvolto intorno al polso. Nero sulla pelle dorata. L?orgasmo la travolse. Una. Due. Tre volte. Ci sapeva davvero fare la ragazza. Non ne aveva dubitato un momento. Un talento naturale sepolto sotto strati di perbenismo borghese. Uno spreco. L?allontanò da se con uno strattone la legò per il guinzaglio ad uno degli alari del camino. Nuda. Il volto sporco del piacere di lei. La sua signora. Si rivesti rapida e senza una parola. Uno sguardo. Se ne andò. Uscendo dalla stanza sorrise e disse ad alta voce: ?Sono sicura che saprete occuparvi di lei nel modo migliore. Ve l?affido. E? una schiava promettente. Sapete cosa fare. Buon natale mio fedele amico?. A lunghe falcate scomparve nella sera. Mentre già le campane suonavano la mezzanotte.

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DEDICATO…

24 Dicembre 2006 5 commenti


Agli amanti della notte
A quanti cercano le tenebre ma poi vivono nel sole
Agli animi complicati e alle personalità molteplici
Alle mamme che vendono splendide torte in magnifici asili di provincia
con le quali proprio non mi riesce di scambiare qualcosa oltre un saluto
Ma è colpa mia. Indubbiamente.
Ai ragazzi che poi magari sono uomini ma senza la pesantezza del sapersi tali
Agli uomini che dividono con te la vita e ti lasciano libera di essere? sempre
Alle amiche. Quelle vere. Che non ci sono per mesi, ma poi ti telefonano all?improvviso ed è come se il tempo non fosse passato. Siete ancora voi.
Ai fogli bianchi. Irresistibile tentazione. Assoluta passione. Riempirli.
Alle pellicce di visone, che mai avrei pensato di indossare. Ma saranno i 40 anni?
Agli editori che ti rendono la vita impossibile ma come faresti a lamentarti se no?
Alle ragazze degli anni ?80, quelle che o avevi la borsa Naj Oleari o eri fuori?
Cosa siamo diventate????
A Syd Barret, il fatto di saperti realmente morto mi ha fatto male. Ho perso un sogno.
Ai salumieri che nonostante tu sia trafelata, stanca e palesemente stressata ti chiamano Signorina?
Alla famiglia che se poi non ci fosse saremmo davvero più sereni?
Al mio professore di filosofia che come un mantra ripeteva: non si accontenti di brillare in una classe di mediocri.
Ad un piccolo piccolissimo articolo di Gianni Brera su Milano: senza non avrei fatto questo mestiere che adoro.
A quanti amano cucinare e ricevere nel calore delle loro case scintillanti di candele
A Babbo natale è così bello lasciare che i nostri figli ci credano
Alla mia vecchia Carlotta, compagna di tante avventure e, ora, definitivamente parcheggiata in garage. Perdonami se puoi?
A quanti ci credano davvero che questo sia un periodo destinato alla pace di Dio. Vorrei poterci riuscire ancora anche io.
Ai tacchi a spillo. Rossi ovviamente. Come faccio a non metterli a Natale? Nonostante 12 persone alla mia tavola e ore di spignattamenti vari.
Alle lavastoviglie. Mai invenzione umana fu più strategica per l?equilibrio famigliare.
Ai giovani amanti. Capaci di farti ricordare che Natale, una volta, era un letto, due corpi nudi e un bicchiere di vino speciale. Ed era bello. Anche così.
Ad un vecchio fidanzato che da quasi 20 anni mi manda gli auguri di Natale.
Magari quest?anno gli rispondo.
Ai libri e a chi li scrive. E a chi li regala. Grazie. Di vero cuore. Sono uno dei doni più preziosi per me.
Alla musica come diavolo si fa a vivere senza?
All?amore. In ogni sua più piccola e differente sfumatura.
Esplorarle tutte da senso alla mia vita.
A voi che leggete?. BUON NATALE!!!

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SCRIVI….

19 Dicembre 2006 3 commenti


Scrivere. Vuoi scrivere. Su di noi. Con me. A quattro mani. Una storia. Sei ambizioso. No. Non una breve storia. Un racconto. Magari a puntate. No. Un romanzo. Mi hai fatto sorridere. Per la forza, giovanilmente arrogante, con cui lo hai detto. Non si improvvisa un romanzo. Ci vuole tecnica. Metodo. Costanza. Applicazione. Oltre che talento. Ne hai di talento. Lo riconosco a fiuto. Quando lo leggo. Ma un romanzo. Hai colpito duro. E? una sfida che mi tenta. Ho buttato giù non so quanti ipotetici intrecci. Poi abbandonati. Un romanzo richiede l?applicazione metodica. Non mi viene naturale. Ti ho messo alla prova. Ti ho assegnato un compito. Modificato le tue attese. Per vedere. Saggiare. La consistenza reale delle tue motivazioni. Se scrivere è un hobby non ce la farai. Se è vitale. Un?esigenza indipendente. Voglia dirompente, che morde le viscere e, fa formicolare la punta delle dita. Parole che sgorgano, quasi tuo malgrado. Allora. Lo capirò. E ci sarà una possibilità. Una sola. Magari. Ma concreta. Reale. Ci proveremo. Ora aspetto. Fai vivere il tuo personaggio. Dagli forza, carattere, fiato e spessore. Dagli un motivo. Costruiscigli un senso. Regalagli un punto di partenza. Scrivi. Di lui. Di te. Mescola i piani. Ciò che sei. Ciò che vorresti essere. Ciò che non sarai mai, però?.Scrivi!
Scrivere. Lieve premere di dita su tasti sensibili. Sfiorare ripetuto. Insistito. Ritmico.
Scivolare seducente di suoni. Comporsi di armonie. Parole, che marchiano la pelle. Penetrano l?anima. Riempiono la mente. Impresse. Fermate nel loro darsi. Eternamente uguale e sempre differente. Strano. O forse no. Credo ti basterebbe ripensare a noi. Nella camera profumata di cannella e cioccolato. Illuminata dal baluginare vago delle candele. Calda solo dei nostri corpi avvinti. Del mescolarsi continuo di volontà e capricci. Fermati. Non cercare il personaggio. Sentilo.
Vuoi scrivere. Impara leggerti. Dentro. Nel profondo. Lì, dove nasce l?ispirazione. Lì, in quel luogo nascosto. Tra il buco del culo e il cuore. Leggiti spietatamente lì. E troverai. Qualcosa. Un senso. Una voglia. Un ricordo. Un profumo. Qualcosa. In ogni caso. Scrivi. Vomita l?anima sul foglio. Non preoccuparti di chi leggerà e, come. Non adesso. Non in questa fase. Scrivi per l?assoluto, puro, crudele piacere di farlo.
Scrivi sadicamente. Con la consapevolezza, che ogni singola parola farà vibrare certe corde. Proprio quelle che tu vuoi vibrino. Scrivere è libertà suprema di essere veri e assolutamente bugiardi insieme. Palcoscenico e rifugio.
Non è un caso, credo, che la prima cosa che mi viene da fare quando sono di nuovo sola con me stessa, dopo una scopata appassionata, è riempire di lettere nere quel foglio bianco sullo schermo. Mi irrita e mi affascina che sia bianco. Ricorda. Immagina. Progetta. E scrivi. Ti piace pianificare sorprese, organizzare scenari. Costruiscili sul foglio come nella tua mente. Mettici la passione che riversi su di me. A cascate. L?impeto, con cui cerchi di abbattere gli argini. Fissati. Da me. Scrivi di quello che brucia dentro di te. Mettici la rabbia, la frustrazione, il dolore. Vivi. E scrivi. Scopa e scrivi. Divora le ore che ci separano e scrivi.
Magari non sarà un romanzo. Magari sarà solo? ?qualche storta sillaba e secca come un ramo? per citare un poeta che amo molto. Ma sarà tua. Credici. Fino in fondo. Anche contro te stesso. La scrittura in fondo è anche terapia. Gratuita per giunta.
Scrivi e amati. E nulla ti sarà realmente impossibile. Io sono qui. Aspetto. Ti leggerò.
E non avrà pietà!!!!!

dedicata

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IL peccato è il mio mestiere

14 Dicembre 2006 4 commenti


Il peccato è il mio mestiere. Lo so. Starete già sorridendo ironici. Ve lo concedo. Detta così può suscitare più di una gomitata complice. Ma è la verità. La sola unica verità, che sia applicabile alla mia persona. Il peccato è il mio mestiere. Una vocazione divenuta uso. Consuetudine. In un certo qual senso. Una vocazione faticosa. Per nulla facile. Spesso ostica. Almeno per una con uno spirito ribelle come il mio. E? inutile che scuotiate la testa in quel modo e sarebbe opportuno che prima di continuare a leggere vi cancellaste quel sorrisetto fintamente comprensivo dalle labbra. Sono sempre stata una seduttrice. Più o meno consapevole. Sin da bimba.
Una precoce seduttrice stretta in un cappotto di panno verde, che travolgeva il suo affascinante e giovane zio di mille perché. E più tardi. Una lolitesca seduttrice 14 enne, che rivelava il suo innato talento per le variazioni orali del piacere, contro la parete di una cabina su una spiaggia dell?affollato litorale adriatico. La mia è stata un?ascesa quasi inarrestabile. Raramente ho avuto dubbi di natura morale o mi sono posta domande del genere cosa penseranno di me se? Una gran perdità di tempo in verità. E andare contro la propria natura è la forma di tortura prolungata più crudele che conosca. Ci ho provato una volta. Tanto tempo fa. Non ha funzionato, chiaramente. Me ne sono andata appena in tempo. Un minuto prima di abbandonare in un angolo la mia dignità, come i miei adorati tacchi a spillo. Mi ha cercato dopo. Ma questa è un?altra storia. Che ho già raccontato comunque. Torniamo al mio mestiere. Peccare. Già. Il divertente di questo tipo di occupazione è che per quanto ci provi non riesci mai ad esaurire le occasioni di lavoro. C?è sempre una nuova versione. Un progetto innovativo. Una tendenza inesplorata. Qualcosa che ancora non hai fatto. Qualcuno che ancora non hai conosciuto. La noia insomma. Il grande male moraviano di questo e dello scorso secolo è bandita. Certo ha la sua routine. E le sue complicazioni. Non è il caso di nasconderselo. Ma sono dell?opinione che nella vita non esistono rischi o pericolo assoluti, ma solo relativi alla persona che si trova ad affrontarli. E pagare il prezzo dell?amato mestiere che faccio non è mai stato un rischio di entità impagabile per me. Anzi.
Il peccato è il mio mestiere. Un mestiere ci tengo a precisarlo che mi ha portato ricchi profitti in termine di piacere condiviso, emozioni ricevute in regalo, scoperte sorprendenti di luoghi, persone e sensazioni. Ma neanche un centesimo di euro. Per quello c?è l?altro mestiere, quello che appaga la mia mente mentre questo soddisfa le mie viscere. Sono una donna fortunata. Ho due mestieri che mi appassionano. E? che non mi accontento. Non mi placo. E se ci riuscissi non sarei io. Un uomo che ha fatto parte della mia vita per un lunghissimo periodo e, che ho amato come un fratello e realmente solo come tale, dato che era irriducibilmente gay, mi ha detto una volta una cosa che a distanza di 20 anni è ancora validissima:?Non si può chiederti di fermarti si può solo armarsi di zaino, piccozza, corde e molta molta pazienza e starti accanto sul sentiero quando è abbastanza largo per camminare insieme e dietro quando è troppo stretto per contenere lo slancio di entrambi?. Come è vero Rick mio caro. Come è vero ancora adesso. E come mi manchi quando ripenso a questo tipo di cose che sapevi leggermi dentro. Tu come forse solo un?altra persona dopo.
Il peccato è il mio mestiere e lo esercito con creativa passione e assoluta dedizione. Adesso anche con divertita ironia. Vivo e trasformo la vita in scrittura. E scrivo trasformando le parole in vibranti emozioni incarnate. Abolisco il diaframma. Infondo sono sempre stata una soubrette con la passione per Pirandello!!!

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VIENI QUI… divagazione ironica sul tema di Patty Pravo

12 Dicembre 2006 4 commenti


Vieni qui, eccomi
sono qui, sfiorami

Non che vada mai in questo modo tra noi. In genere funziona che ci avvinghiamo appena ho girato la chiave nella toppa e che lingue più che articolare parole riempiono cavità umide variamente posizionate?.quindi lo sfiorami Patty direi che è proprio da cancellare?

Voglio berti, voglio averti
tu mi stai strappando l?anima
tu non hai pudore

Su questo già ci siamo decisamente di più. Certo a ben vedere ci sarebbe da analizzare nei dettagli quel berti, ma insomma diciamo che è interpretabile variamente. Pudore???? Che è una nuova marca di detersivo per l?anima? Mah ora controllo sul vocabolario? che è meglio!!!!

Fammi male che fai bene
vado via fuori di testa
perdo la ragione

Bom su questo discutiamone Patty mia cara. Ora che mentre gli faccio male lui goda da morire è evidente, che razza di masochista del piffero sarebbe se no? E se proprio vogliamo dirla tutta, non che mi dispiaccia quando mi fa male lui. Sul fuori di testa non commento direi che le terrazze sono il nostro habitat naturale ?.ma il perdo la ragione , lo ammetto, mi crea qualche perplessità? il controllo me ne frego, la razionalità inconciliabile con la passione animale , ma al ragione? sta a vedere che per godere devo avere torto??????

Vieni qui, toccami
vieni qui, bagnami

Sensibile miglioramento il bagnami rispetto allo sfiorami va là Patty. Poi c?è modo e modo di bagnare ma insomma non ne abbiamo trovato ancora uno che proprio non ce piaccia. E dire che ne abbiamo esplorati parecchi. Ma ho incrollabile fiducia? ce deve essere!!!!

Voglio ucciderti, voglio viverti
voglio un bacio avventuroso
da non crederci però

Mmmmmmm il bacio prima di ucciderlo o dopo? No perché sarei per il mentre, viene meglio così a spanne è? non che sia proprio un esperta?Sul viverti ovviamente fino in fondo e reciprocamente su questo non credo ci siano mai stati dubbi, finanche minimi.

Fammi male che fai bene
vado via fuori di testa
perdo la ragione
Ma che poi ci sono un infinita di modi di fare male. Alcuni estremamente raffinati e sottili, quasi impercettibili al momento ma poi dolorosissimi e altri grezzi immediati. Violenti ma di fatto di breve durata. Scommetto che è facile intuire quali preferisco è Patty?Tendo pensare che per te sia lo stesso.

Voglio ucciderti
Voglio un bacio avventuroso
da non crederci però
Un altro

Accontentarsi non è un?opzione contemplabile quindi è ovvio che ne voglio un altro. Anzi, che qualunque cosa lui dia poi Io voglio altro e altro e altro ancora. Fosse semplice non sarebbe divertente. E poi il lento alzarsi della posta in gioco rende la sfida sempre più degna di essere vissuta fino in fondo. Comunque vada sarà stato un successo

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DICONO DI LEI…

11 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Così dicono di Lei. Certo, non che ci si debba fidare, poi, molto delle voci di corridoio. Ma se lo dicono un qualche fondo di verità ci sarà no? E poi del resto è realmente così importante sapere cosa o piuttosto conoscere il perché dicono ciò che dicono. Si, dicono di Lei. E lei sorride. Almeno che io sappia. Lo fa. Lo fa sempre del resto. Che dicano bene o male. Sorride. Ironica soprattutto con se stessa. Forse sarcastica. Ma solo un filo per carità. Mica vale la pena di più. Il cinismo è un bel vestito, elegante e adatto a tutte le occasioni ma solo se lo porti con la giusta naturalezza.
Dicono. Molto. Forse troppo. Di lei e non solo. Ovviamente anche di Lui e dell?altro o degli altri. Ussignur, con tutto questo dire non sono poi tanto sicuro di ricordare precisamente cosa. E? che, lo ammetto, ascolto raramente cosa dicono. Soprattutto di lei. E? che io la conosco. O almeno ho la presunzione di crederlo. Che significherà poi conoscere qualcuno o qualcosa?
Va beh, sto divagando è che anche a me piace dire. Non si nota? E lei è indubbiamente un bell?argomento. Molto bello. Un seducente argomento di conversazione. Leggero. Ma pregnante. Se inizi a dire difficilmente smetti. Trattandosi di Lei. E io non faccio eccezione. Certo potrei dire che c?è una differenza. Io dico con cognizione di causa. Dico perché so. Gli altri. La maggior parte degli altri dice e basta. Non che a lei dia fastidio. Intendiamoci. E? una signora. Con tutto ciò che questo termine comporta. Non la toccano le chiacchiere, anzi l?ho scoperta più volte a leggere avidamente i commenti su di Lei. Rideva. Il collo inarcato. La testa buttata indietro. Gli occhi socchiusi. Il corpo attraversato dal fremito della risata. Rideva di se stessa. Nel dire degli altri. Con autentico divertimento. Lo confesso. L?ho adorata. Ancora di più. In quell?istante se mai mi sarà veramente possibile adorarla di più.
Dicono di lei. Difficile scegliere una delle cose, che dicono. E del resto si assomigliano un po? tutte. Dicono per affettuoso scherzare. Per ironico criticare. Con un filo di invidioso dubitare. A volte. Dicono. E io spesso mi sento come dire chiamato in causa. Anche se Lei di solito mi accarezza e, mi rimette rapidamente al mio posto. Sa difendersi Lei. Da sola. Come ha sempre fatto. E in ogni caso non vuole farlo. Lo so, lo so. Vi chiedete perché. Ditelo a lei. Le piace credo. Lo alimenta in un certo qual senso. Il palcoscenico. L?esibizione le vengono naturali. Talmente tali che, il diaframma è quasi invisibile. In lei. Anche se, non per me. Io la vedo. Per questo ora posso dire qui. Con pieno diritto.
Dicono di lei così ma anche l?esatto opposto. Perché, in realtà, dire qualcosa di vero di lei è difficile. Tutto è verosimile. Tutto è possibile. Niente è totalmente una bugia.
Così dicono di lei perché non possono ricordare di lei, non possono vivere di lei, non conoscono la sua voce o il bagliore dei suoi occhi, il fuoco liquido delle sue cosce, la forza del suo corpo, la violenza del suo volere.
Dicono di lei. Ma stavolta voglio essere io a dire. Per una volta salirò sul palco e la guarderò applaudire in platea. Perché applaudirà. Lo so. Il mio dire del resto è per Lei. Solo per lei. Le dirò ciò che nonostante tutto. Le frustate. I morsi. Le corde a serrami gola e braccia. Non le ho mai detto. Non ho mai voluto dirle. Mi arrenderò.
A me stesso e a lei. Lo dirò. Lo dico. Ora. Qui. TI APPARTENGO!!!!

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FAME….

5 Dicembre 2006 4 commenti


E?che ho fame
Autentica, divorante, concreta fame
non m?importa nulla della raffinata presentazione del piatto
Ho fame. Una fame prepotente
che richiede una sola cosa: essere saziata.
Poco importa che non sia l?ora giusta o il contesto adatto
Ho fame. E alla fame si sa non si comanda.
E? istinto animale. Questione di sopravvivenza.
Lo stomaco in subbuglio, la bocca secca, la mente vuota.
Ho fame. E un aperitivo preso di corsa non fa che aumentarla.
Non placa ma stimola. Apre lo stomaco. Stimola la voglia.
E che non capisco. Non fino in fondo.
Controllo perfettamente l?appetito in genere.
Sono per le degustazione dei sapori. Detesto le abbuffate.
Ho il gusto del cibo. Non fame. E non sono certo digiuna.
Eppure?ho fame. E non mi sazio. Non riesco a farlo.
Continuo inesorabilmente, dopo ogni pasto,
ad avere ancora fame di?.TE!

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